27 Maggio 2026
di Mario Rotonda, operatore associazione Arturo*
Negli ultimi vent’anni la natalità in Italia è diminuita in modo costante, coinvolgendo sia le famiglie italiane sia quelle di origine straniera. I dati Istat mostrano che il tasso di fecondità delle donne straniere residenti in Italia è passato da 2,8 figli per donna nel 2002 a 1,79 nel 2024. Nello stesso periodo anche il dato delle donne italiane è calato, fino a raggiungere 1,11 figli per donna.
La differenza tra i due gruppi resta significativa, ma il trend evidenzia una progressiva convergenza nei comportamenti familiari. A incidere non è soltanto la propensione ad avere figli, ma anche la struttura demografica della popolazione. Oggi stanno entrando nell’età riproduttiva generazioni già segnate dal forte calo delle nascite degli ultimi decenni: ci sono quindi meno potenziali genitori rispetto al passato.
In questo quadro, l’immigrazione contribuisce ad attenuare l’invecchiamento della popolazione. Nel 2024 in Italia sono nati circa 370 mila bambini, diecimila in meno rispetto all’anno precedente. Di questi, circa 80 mila hanno almeno un genitore straniero, pari al 21,8% del totale. In regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana il contributo delle famiglie straniere è ancora più rilevante.
Anche l’età media al primo figlio mostra una crescente somiglianza tra italiane e straniere. Nel 2025 le donne italiane hanno il primo figlio mediamente a 33,1 anni, le straniere a 32,6. Un dato che suggerisce come le difficoltà economiche, lavorative e sociali influenzino ormai trasversalmente tutte le famiglie, indipendentemente dall’origine culturale.
Secondo molte analisi sociali, infatti, la riduzione della natalità non dipende tanto da un cambiamento culturale quanto dalle condizioni materiali della vita quotidiana. Avere figli in Italia comporta spesso un aumento del rischio di povertà, soprattutto per le famiglie numerose. Non a caso le uniche aree dove la natalità resta stabile, come le province di Bolzano e Trento, sono anche quelle con servizi familiari e politiche di sostegno più sviluppati.
Il caso della Toscana aiuta a comprendere meglio l’impatto demografico dell’immigrazione. L’indice di vecchiaia della popolazione straniera è pari a 56 over 65 ogni 100 minori tra 0 e 14 anni, mentre per la sola popolazione italiana sale a 290. A Santa Croce sull’Arno il divario è ancora più evidente: 39 contro 192. Numeri che mostrano come la presenza straniera contribuisca a mantenere più giovane il tessuto sociale e produttivo del territorio.
Questo non significa che l’immigrazione possa risolvere da sola il problema demografico italiano. Significa però che rappresenta un elemento importante nella capacità delle comunità di affrontare l’invecchiamento della popolazione.
Infine, il tema della natalità non dovrebbe trasformarsi in un giudizio morale sulle scelte individuali. Le indagini mostrano che molte coppie vorrebbero avere più figli di quanti poi riescano effettivamente ad avere. Pesano il costo della vita, la precarietà lavorativa, le difficoltà nella conciliazione tra famiglia e lavoro e le disuguaglianze che colpiscono soprattutto le donne dopo la maternità. Più che una questione culturale, la natalità sembra quindi riflettere le condizioni concrete in cui le persone costruiscono oggi il proprio futuro.
*L'associazione culturale Arturo è nata a Santa Croce sull'Arno nel 1994 con gli scopi di promuovere e valorizzare le culture di ogni "sud" del mondo, favorire l'incontro e l'interazione fra culture diverse, difendere i diritti dell'uomo, promuovere uno sviluppo sostenibile con le risorse umane e ambientali.
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