24 Marzo 2026
“Ogni imprenditore ha una responsabilità sociale”. A pensarlo e a metterlo in pratica è Stefania Caparrini, 51 anni, empolese, Fondatrice e CEO de Le Antiche Mura srl, azienda nata nel 2009 e leader nella produzione conto terzi nel settore della cosmesi eco-bio.
L’azienda empolese è uno degli esempi più attivi nel territorio dal punto di vista dell’inclusione lavorativa, oltre che dell’attenzione alla sostenibilità ambientale.
Per il nostro approfondimento sul rapporto tra disabilità e lavoro, protagonista delle newsletter di marzo, abbiamo rivolto alcune domande a Stefania Caparrini, dottoressa in Scienze biologiche con indirizzo biomolecolare.
Quanti sono gli inserimenti lavorativi che Le Antiche Mura ha avuto negli anni?
Attualmente la nostra azienda conta 31 dipendenti stabili, fra i quali una persona appartenente alle categorie protette, prevalentemente giovani professionisti e donne. A questi si aggiungono periodicamente tirocinanti curriculari ed extracurriculari e studenti accolti nell’ambito di percorsi di alternanza scuola lavoro. Da sempre la nostra azienda cerca di aprire le porte a giovanissimi, donne e a persone in situazioni di fragilità o difficoltà, come chi è rimasto senza un impiego ed è considerato troppo adulto per il mercato del lavoro oppure persone con disabilità o donne che si trovano a vivere esperienze di violenza di genere. Grazie alla collaborazione con il Centro per l’Impiego, nel corso degli anni abbiamo avuto l’opportunità di offrire un’esperienza professionale a giovani donne, ospiti delle case rifugio del Centro aiuto donna Lilith: attualmente quattro di loro lavorano in azienda, due con contratto di lavoro a tempo indeterminato e due nell’ambito di altrettanti tirocini di inserimento lavorativo. Accanto all’attività imprenditoriale, cerchiamo di offrire occasioni di riscatto, accompagnando le persone in un percorso di recupero della propria autonomia economica e personale e di reinserimento sociale.

Lavorare con persone che provengono dalle cosiddette 'categorie di svantaggio' ha portato secondo voi un plusvalore? Se sì quale?
Siamo convinti che la diversità sia sinonimo di ricchezza. Ognuno, per le proprie caratteristiche umane prima ancora che professionali, può offrire un contributo significativo a ogni contesto dove si inserisce e opera. E questo vale non soltanto a livello di relazioni o di dinamiche di socialità, ma anche nell’ambito lavorativo più stretto.
Sono molte le aziende che cercano di sviare agli obblighi sull'inserimento lavorativo stabiliti dalla legge 68/1999. Secondo voi quali sono le motivazioni che le spingono a questa scelta?
Ogni imprenditore ha una responsabilità sociale che va di pari passo a quella imprenditoriale. Una responsabilità centrale, che sentiamo nostra e che è parte della nostra filosofia aziendale, in continuo dialogo con il territorio nel quale affondano le radici dell’azienda e con la comunità nella quale un’impresa vive. E’ difficile dare una lettura delle scelte altrui, in generale e in questo caso. In caso di inserimenti lavorativi stabiliti dalla legge 68/1999, c’è una fase di costruzione di competenze e di nuovi equilibri complessa: l’azienda in questo percorso spesso si trova ad agire in autonomia, senza un supporto specifico, affiancando all’inserimento lavorativo ordinario un percorso di conoscenza reciproca ulteriore, impegnativo sotto molteplici punti di vista. Quello che credo sia importante evidenziare è come dietro a ogni inserimento lavorativo, compresi quelli a cui fa riferimento la legge 68/1999, c’è un percorso significativo di ascolto, accoglienza e inclusione che richiede impegno, tempo e competenza.